mercoledì 3 dicembre 2014

Cesane: In cammino per riscoprire la vecchia chiesa di Santa Maria delle Selve

L'autunno è ormai al suo culmine, quelle grigie giornate dispensatrici di pioggia e nebbia sono diventate una routine. Sarebbe perciò coerente postare qualcosa inerente alla stagione in corso ma, per i più svariati motivi, sono rimasto indietro con i miei programmi e mi vedo costretto a pubblicare questa escursione estiva. Consideratelo un omaggio a chi ama il caldo e le belle passeggiate d'agosto.

Premesso ciò veniamo all'itinerario in questione.

Quattro mesi fa ho intrapreso una bella camminata nel versante urbinate dei colli delle Cesane per riscoprire un antico villaggio abbandonato munito di chiesetta e cimitero: Santa Maria delle Selve a Montecesano. A dire la verità, tempo fa ero già venuto ad esplorare la zona ma fu una cosa frugale, incompleta, che mi ha lasciato l'amaro in bocca e tanta voglia di tornare. 
Santa Maria delle Selve ed il suo circondario oggi appaiono come dei luoghi desolati, abbandonati, dove ormai la natura sta prendendo il sopravvento sulle secolari opere dell'uomo. E pensare che fino a pochi decenni fa queste colline pullulavano di vita. 
La chiesetta del villaggio, che un tempo si chiamava Santa Maria dello Spineto, fu costruita nel XIII° secolo e rivestì, fin dopo la metà del XX°, una grande importanza per le genti che vivevano alle Cesane. Nel 1970 venne edificata una nuova chiesa, denominata sempre Santa Maria delle Selve, ubicata però lungo la comoda strada provinciale che attraversa i colli delle Cesane; è l'inizio dell'oblio per il vecchio tempio e il suo villaggio. 
Oggi, ciò che resta di questo borgo rurale è circondato dalla foresta, avvolto nel più completo silenzio. Fortunatamente però, con la creazione della rete escursionistica dei monti delle Cesane, qualcuno si è ricordato di questi luoghi e vi ha fatto passare ben due sentieri segnalati, dando involontariamente vita ad un itinerario di "archeologia rurale". 

Andiamo a scoprirlo un passo alla volta assieme alle foto...

Lasciata l'auto lungo la strada provinciale delle Cesane, in località Casa del Piano, mi giro un po attorno in cerca dei segnali di inizio sentiero che trovo all'ombra di un cipresso dell'Arizona. L'albero appena citato sarà una costante in quest'itinerario.
Tra incolti, boschi e campi... ecco la campagna urbinate.
Inizio a seguire il sentiero, segnalato con il numero 132, e piano piano mi avvicino alla foresta delle Cesane.
Una volta immerso nella vegetazione, il sentiero inizia una lunga e inesorabile discesa verso Santa Maria delle Selve. Nel primo tratto di percorso affronto l'unico guado dell'escursione... ed è già tanto che vi scorra un po d'acqua.
Seguendo i segnali in questa giovane macchia di querce...
Sbuco su un altipiano da dove posso ammirare i bellissimi campi di C.Caroni circondati dalle selve.
Ed ecco che il sentiero attraversa questa strana macchia di rimboschimento composta solamente da cipressi dell'Arizona, niente di più esotico insomma. Devo ammettere però che il forte odore di resina emanato da questi alberi è inebriante
La vegetazione torna più consona al luogo in cui mi trovo e dopo non molto...
mi ritrovo difronte al vecchio casolare di Ca Gatti.
Su un lato dell'edificio scopro questa piccola lapide con inciso il Cristogramma IHS e la data in numeri romani MDLX, 1560. I coloni, oltre a incidere la data di fondazione della loro casa, vollero probabilmente benedirla col nome del Cristo ( IHS = Iesous ) o forse proteggerla dai demoni e dagli spiriti pagani che dimoravano nei boschi di queste sperdute colline.
Terminate ipotesi e congetture sui fondatori di Ca Gatti, torno a pensare al mio cammino. Il sentiero 132, che ho percorso fino ad ora, muore proprio in corrispondenza del casolare, quest'ultimo infatti funge da punto d'intersezione con il sentiero 133. Io continuo la marcia di avvicinamento a  Santa Maria delle Selve svoltando a destra di Ca Gatti, scendendo sempre più verso valle.
Uno sguardo alla valle appena discesa.
Il percorso si appiana e la vegetazione si infittisce, la luce che penetra nel fitto degl'alberi mi da quasi la sensazione di trovarmi in una giungla.
Quest'impressione aumenta quando emergo dal fitto bosco e scovo un vecchio palo della corrente adagiato sulle lussureggianti piante.
Il tracciato attraversa questo campo d'erba; ormai la meta è prossima.
Mentre cammino in mezzo al campo non posso far a meno di notare questo colle, nelle carte viene chiamato Il Sasso.
Finalmente... il viale d'accesso a Santa Maria delle Selve, in parte alberato con l'ormai noto cipresso dell'Arizona. Potrei dire che il mio è quasi un ingresso trionfale... in un paese che non esiste più.
I primi ruderi che si vedono provenendo dalla foresta, sono gli edifici annessi alla chiesa.
Ed ecco il campanile di Santa Maria delle Selve celato dall'alta boscaglia. Per distinguere il nuovo santuario dal vecchio, a quest'ultimo è stato aggiunto l'appellativo "a Montecesano".
La facciata dell'antica chiesetta. I raggi del sole, che attraversano il tetto sfondato dell'edificio, fanno capolino dalla porta... un po come se qualcuno volesse invitarmi ad entrare.
So per certo che buona parte degli immobili del villaggio, fino a pochi anni fa, avevano il tetto ancora intatto mentre ora sono solo ruderi e rovi.
Sinceramente su questo luogo ho trovato ben poche notizie. Una di queste racconta che nel 1947 la banda musicale di Colbordolo venne a fare proprio qui, a Santa Maria delle Selve, il suo primo concerto del dopo guerra. I musicisti furono trasportati con un autocarro e l'autista, nelle curve, era costretto a far scendere i passeggeri per riuscire a manovrare. A quei tempi fare poco più di venti chilometri era un'odissea.
Entro e come spesso mi accade di vedere nei vecchi edifici sacri in abbandono, degli sciacalli hanno divelto e portato via tutto ciò che potevano. Le acquasantiere sono state portate via a martellate, gli altari divelti, ogni nicchia ispezionata col piede di porco. Curiosando scovo sotto il pavimento della chiesa alcuni vani... forse sono vecchie sepolture oppure, chi lo sa... una cripta?... certo, è la dimostrazione dell'antichità di questo tempio.
Lo sguardo verso l'altare sommerso da macerie e rovi. Qui venne custodita, fino all'edificazione della nuova chiesa, un'icona raffigurante la Madonna col Bambino, risalente al XVII° secolo. Il quadro fu trafugato nel 1997 ma per fortuna, nel 2013, è stato ritrovato e ricollocato al suo posto. Un giornale locale "Il nuovo", ha riportato in modo esauriente la notizia... eccovi il LINK.
Fuori dal villaggio il sentiero continua a scendere a valle. Quelle che erano alte colline fitte di boschi ora sono placide alture coltivate.
Lungo il tragitto non posso che ammirare l'imponenza e l'austerità di questo pioppo.
No... può sembrare ma non è un effetto ottico... è proprio il palo della luce ad essere storto.
Fine del sentiero 133, località Poderetto... insomma nel bel mezzo del nulla.
Torno indietro sui miei passi e quando sono in prossimità di Santa Maria delle Selve mi metto a esaminare questa macchia di vegetazione che si trova tra la stradina ed il campo. Mi ha incuriosito perchè nelle mappe è segnalato un cimitero ma non riuscivo a trovarlo.
Una volta nel mezzo dei cespugli ecco la conferma dei miei sospetti... ho trovato il vecchio camposanto di Santa Maria delle Selve. Tutto è rotto e chi vi riposava è stato traslato altrove da anni. Ma ora la mia parte macabra chiede soddisfazione. Devo assolutamente curiosare.
L'ossario con tutta probabilità, ora è solo una fossa per nascondere la spazzatura dei cacciatori.
Da sotto la terra spuntano frammenti di lapidi.
E in qualche modo inizio a conoscere almeno il nome di chi ha vissuto a Santa Maria delle Selve.
Prega e ricorda... Penso avrebbero preferito così gli abitanti del posto e non questo sfacelo.
Lapide consunta che ricorda Bugarini Giuseppe, uomo onesto, laborioso, dedito alla famiglia che morì improvvisamente a 55 anni, nel febbraio del 1932, i famigliari vollero ricordarlo con questa lunga dedica.
Piccola targhetta in latta che ricorda la scompara di una bimba di soli 20 mesi e due giorni.
Inizio a sentire attorno a me uno strano silenzio inquieto... è meglio lasciare i resti di questo camposanto e tornare indietro.
Rasserenato dal bellissimo ambiente, mi appresto a ritonare dentro la foresta delle Cesane.
A Ca Gatti continuo dritto sul sentiero 133.
Raggiunta la parte alta delle Cesane inizio ad ammirare il paesaggio circostante.
Vista sulla cima del Monte Scopo, modesta altura di 591m ricoperta di pini.
Nell'ultimo tratto dell'escursione, per raggiungere l'auto in località Casa nuova del Piano, percorro la strada provinciale delle Cesane e guardacaso passo davanti alla nuova Santa Maria delle Selve.

Osserva il percorso sulla MAPPA.

4 commenti:

  1. Sai io amo questi pubblicazioni esplorativi, perché si arriva a luoghi dove un semplice turista non potrebbe mai accedere. Grazie !!! E un grande abbraccio, Barba.

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    1. Mi sono messo in testa di esplorare ogni angolo di questa strana foresta delle Cesane... un pò attratto anche dai racconti di mio padre che passò l'infanzia ai margini del bosco... e ogni tanto, devo ammetterlo, mi stupisco di quello che scopro.
      Un carissimo saluto Patzy!

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  2. Mammamia posti belli veramente unici !!! Fa venire voglia di tuffarsi in questo verde. .......

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    1. Hai pienamente ragione Valentina, più si guardano queste immagini e più viene voglia di immergersi nella natura.
      Grazie!

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