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martedì 2 settembre 2014

Alpe della Luna: Da Parchiule al Monte dei Frati

Lo scorso anno, dopo una lunga assenza, tornai sull'Alpe della Luna per affrontare una bella ed impegnativa escursione che dal piccolo borgo di Parchiule, comune di Borgo Pace (PU), mi portò fino alla cima più alta del sistema montuoso, il Monte dei Frati. Purtroppo, un po per mancanza di tempo, un po per pigrizia, non pubblicai nulla di questa camminata inoltre, il blackout del mio computer, quest'inverno, ha distrutto gran parte delle foto. Insomma... tutto da rifare... e l'ho rifatto!
Quest'estate mi sono presentato nel villaggio di Parchiule ben deciso a ripercorrere il sentiero e postarlo finalmente sul blog. Insieme a me c'era anche l'amico Fabrizio, detto Bicio, desideroso come non mai di esplorare per la prima volta le montagne dell'Alpe e cercare zone buone per i suoi amati funghi.

Prima di mostrare le foto e raccontarvi le cose viste ecco qualche nozione sull'itinerario svolto:
Il percorso nel complesso è lungo poco meno di 20 Km, da Parchiule, attraverso il sentiero segnalato con il numero 90, si cammina all'interno di una valle fino a raggiungere i prati e poi il passo di Sbocco Bucine. A questo punto girando a destra e proseguendo a ridosso della cresta dell'Alpe della Luna, si bypassala la cima del Monte Maggiore (1384 m) e di li a poco la vetta del Monte dei Frati (1453 m) è raggiunta. Per il ritorno al punto di partenza c'è una variante, una volta svalicato Sbocco Bucine invece di scendere a valle si imbocca il sentiero 90bis che passando di cresta in cresta arriva ad una minuscola località chiamata Villa ed infine a Parchiule. L'intero percorso si effettua in 8 ore includendo mezzora di sosta.

Ed ecco le immagini... a dire il vero sono molte, forse troppe per descrivere l'itinerario ma in certi casi trovo difficile scartare alcune foto solo per il fatto di essere sintetici, sminuirebbe un'escursione stupenda, ricca di emozioni.

Prima mattina a Parchiule, poche case, quasi tutte di pietra, ancora animate dalla presenza di un'ottimo ristorante ed un piccolo baretto. Io e Fabrizio scendiamo dall'auto e messe in spalla le nostre cose iniziamo il cammino.
Subito dopo il paese appare una chiesa con difronte un antico ponticello che conduce guarda caso... ad un'altra chiesetta.
Oltrepassati i due edifici sacri, la strada si biforca e noi due prendiamo a destra verso località La Villa, un villaggio incantevole sormontato da un'antica torre.
Le ginestre in fiore contornano il nostro passaggio mentre mi accorgo che la segnaletica è stata potenziata dall'anno precedente.
La valle chiusa fra i monti e sommersa nel verde... stiamo entrando nelle "terre selvagge".
Guadando il torrente. Lo scorso anno l'acqua del ruscello era maggiore e dall'altro lato dell' inquadratura un piccolo ma bellissimo salto d'acqua mi ha fatto sostare per diversi minuti, purtroppo quest'anno mi è andata male.
 
La volta precedente però non avevo visto questi ruderi... il motivo... occhi foderati di prosciutto? no di fragoline di bosco... ne sono ghiotto! La mappa segnala la presenza di diverse case a ridosso del torrent ma la vegetazione le ha fagocitate quasi tutte, solo qualche pietra squadrata ne tradisce la presenza.
Continuiamo la marcia fino a raggiungere un bivio, qui bisogna prendere a destra, i segnali sono poco visibili. Sostiamo per qualche istante e Fabrizio mi fa conoscere i benefici della frutta essiccata mentre io gli propongo il mio tè verde al miele. Appena ripreso il cammino ci ritroviamo in incantevoli ambienti plasmati dall'acqua, purtroppo la strana luce che filtra tra le fronde degl'alberi non mi ha consentito di fare foto che rendano giustizia alla bellezza di questi posti.
Guadiamo nuovamente il torrente e iniziamo a salire in mezzo a una vegetazione sempre più rigogliosa.
I resti di Casa Sarza, il sentiero gli gira dietro e si impenna sul crinale sovrastante.
Non posso fare altro che ammirare la grandiosità di queste foreste, nel pesarese sono rarissimi luoghi in cui la presenza umana sia così rarefatta.
Ma è proprio quando uno pensa di aver raggiunto i confini della civiltà che se la ritrova di fronte, sotto forma di ampio tratturo.
Ed è qui che ho quasi calpestato questa vipera, solo all'ultimo mi sono accorto del suo lento strisciare... inutile dire che il mio piede si è pietrificato all'istante.
La strada ci porta ai pascoli di Capanna Bucine; le alture dell'Alpe sono quasi a portata di mano.
Mentre iniziamo l'ascesa per raggiungere il valico di Sbocco Bucine do uno sguardo verso la valle appena risalita.
Giunti in cima alla salita, un palo malconcio ci fornisce ulteriori indicazioni su dove andare. Fabrizio proprio in questo punto scova tra le foglie di faggio un solitario fungo galletto, da qui in poi abbiamo tenuto sempre un occhio fisso al terreno.
Capanno di caccia con tanto di barbecue per arrostire.
Finalmente Sbocco Bucine; abbiamo raggiunto la cresta dell'Alpe della Luna e anche i territori toscani.
Le meravigliose faggete che ricoprono questi monti. Qui Fabrizio, preso dalla febbre del fungo, inizia a scrutare qua e la tra foglie e ceppi immaginando già un'eventuale spedizione di raccolta su queste montagne.
La foresta lascia spazio ad una piccola radura.
Uno squarcio nella vegetazione ci consente di vedere la Valle del Tevere ed il Lago di Montedoglio.
Il panorama di nord-est, sullo sfondo a sinistra è possibile osservare il Monte Carpegna.
L'Alpe della Luna scende dolcemente verso la Val Tiberina, molto più ripidi sono i pendii del versante adriatico.
Nuovamente al cospetto del grande faggio.
La Ripa della Luna.
Il tragitto in altura è caratterizzato oltre che dal panorama anche dall'odorosa presenza di vere e proprie praterie di aglio orsino.
Uno sguardo giù per la ripa.
Fabrizio scatta questa foto mentre mi affaccio sul dirupo.
Ed eccolo Fabrizio..
Panoramica sulle boscose cime dell'Alpe.
Scrutando l'orizzonte verso sud-est.
Finalmente raggiungiamo la cima del Monte dei Frati, nonostante si tratti di una montagna dall'altezza modesta la temperatura è sempre piuttosto basa quassù.
Il Bivacco Paolo Massi poco sotto la cima.
Mezzora di sosta, ci rifocilliamo, lasciamo i nostri nomi sul quaderno del viandante e "annusiamo" la strana atmosfera di questo posto. Immersi in un ombrosa foresta, circondati da un rimbombante silenzio, gli unici rumori che sentiamo sono i nostri e sembrano assordanti, è facile capire perchè questo monte viene detto dei Frati.
Torniamo indietro e con un certo sollievo scendiamo in ambienti più caldi e soleggiati. Raggiunto il bivio tra il sentiero 90 e il 90bis, ai piedi di Sbocco Bucine, Fabrizio vuole perlustrare la zona nel caso trovasse ancora qualche fungo come all'andata, nel frattempo i miei occhi si godono dei suggestivi giochi di luce tra bosco e radura.
Prosegue il cammino verso Parchiule lungo il sentiero 90bis e i suoi passaggi in cresta, nel frattempo scruto per l'ennesima volta i monti dell'Alpe degradare verso meridione.
Giglio Martagone incontrato lungo il cammino.
L'orizzonte in direzione sud-est, ben visibile sullo sfondo è il Monte Nerone ma con un po d'occhio è facile distinguere i principali rilievi del territorio pesarese.
Il paesaggio di queste alture diventa piuttosto arido.
Il Monte Maggiore a sinistra e dietro sulla destra quello dei Frati, è ben visibile anche la Ripa della Luna.
Abbandoniamo la cresta principale per raggiungerne una secondaria più in basso, durante lo spostamento attraversiamo questi suggestivi sedimenti, le rocce più dure paiono quasi delle enormi ruote dentate... degli ingranaggi di chissà quale fantastico macchinario.
I segni dell'uomo si fanno sempre più evidenti.
Ma basta girarsi alle spalle per ammirare ancora una volta la selvaggia bellezza di queste montagne.
Il tragitto di ritorno è stato piuttostoduro ma finalmente ecco apparire la prima tangibile traccia di civiltà, la torre medievale della Villa.
La torre vista da più vicino.
Il minuscolo villaggio de La Villa incastonato tra le verdi montagne, un paesaggio idilliaco!
Scesi nel piccolo borgo ci rinfreschiamo nella fontanella e iniziamo a parlare della gelida birra che ci attende all'arrivo a Parchiule.

Osserva l'intero itinerario sulla MAPPA.

(P.S.) Ringrazio l'amico Fabrizio per avermi fornito alcune delle foto pubblicate in questo post e mi scuso con lui dell'enorme ritardo con cui ho pubblicato la nostra escursione.

domenica 14 ottobre 2012

Alpe della Luna: Da Bocca Trabaria al Monte dei Frati

L'Alpe della Luna è convenzionalmente considerato il primo tratto dell'Appennino Settentrionale. Questa piccola catena montuosa è ripartita tra tre regioni, Umbria, Marche e Toscana, in quest'ultima si trovano le due cime principali: Monte Maggiore 1384m s.l.m. e il Monte dei Frati 1453m s.l.m.. L'Alpe della Luna funge anche da spartiacque tra il grande bacino del Tevere e quelli molto più piccoli del versante adriatico, non a caso su queste montagne si trovano le sorgenti del Fiume Metauro e del Marecchia.

Il nome così particolare ed affascinante di queste montagne è legato a filo stretto con un'antica leggenda ma diciamolo, quale luogo nel nostro paese non ha da raccontare antiche storie e mitici racconti.
Allora per capire come mai l'Alpe è della Luna torniamo nel medioevo, a scovare quegli avvenimenti celati tra le pieghe della storia:
Ogni anno a Badia Tedalda i conti di Montedoglio, organizzavano una festa nel loro castello. In una di queste il giovane rampollo del casato Manfredi, si innamorò perdutamente di Rosalia, figlia del podestà del vicino castello di Colcellalto. La famiglia di Manfredi fu subito contraria all'unione, volevano per il giovane una ragazza di alto lignaggio. Questo non impedì al ragazzo di raggiungere frequentemente l'amata Rosalia a Badia Tedalda. Una notte di luna piena mentre i due si scambiavano amorose effusioni, Rosalia volle raccontare il segreto che custodiva l'Alpe a Manfredi: "Vedete Messere, Quando la Luna sembra appoggiata all´Alpe, se uno potesse toccarla tutti i suoi desideri sarebbero esauditi. Inoltre si narra che sull´Alpe siano nascosti immensi tesori, ma che nessuno sia mai riuscito a scovarli. L´Alpe appartiene infatti alla Luna e lei uccide chiunque osi avvicinarsi per trafugare i suoi tesori".
Dalla leggenda alla realtà... si sa con certezza che briganti assalivano diligenze e viandanti delle vie e dei passi limitrofi all'Ape e nascondessero i tesori rubati nel fitto dei suoi boschi. Chiunque si avventurasse nei pressi dei nascondigli veniva ucciso dai banditi.
Comunque sia, il giovane Manfredi decise di partire per la montagna, toccare la Luna e impadronirsi dei suoi tesori, così che nessuno possa frapporsi più tra lui e Rosalia. Anche la ragazza volle seguire il suo amato nell'impresa così i due partirono a cavallo ma non fecero più ritorno.
D'allora gli abitanti della zona raccontano che nelle notti di luna piena è possibile sentire il galoppo di due cavalli e addirittura vedere i due innamorati con le braccia protese verso la luna nel disperato tentativo di afferrarla.

Fatte le doverose presentazioni veniamo al percorso dell'escursione.
Il mio cammino ha inizio dal valico di Bocca Trabaria 1049m, il nome richiama l'antica mansione di queste montagne boscose, ossia rifornire di travi i cantieri di Roma. Da questo passo che unisce la Val Metauro alla Val Tiberina venivano fatti scendere i tronchi verso quest'ultima per poi essere trasportati via fiume fino alla capitale. Oggi invece il passo appenninico è invaso da camion in inverno e stormi di motociclisti in estate. Raggiungere il valico può rivelarsi cosa alquanto lunga, per evitare noiose code di camion, pattuglie di carabinieri dalla paletta facile o peggio ancora motociclisti esaltati è meglio partire di buon ora, lo dico per esperienza personale.
Comunque raggiunta Bocca Trabaria si segue senza difficoltà il sentiero GEA, (Grande Escursione Appenninica), un lungo sentiero che partendo proprio dal passo arriva fino in Liguria. Il percorso segue le creste delle montagne, perennemente ricoperte da fitti boschi, è pressoché impossibile sbagliare inoltre L'Alpe della Luna è provvisto di una segnaletica eccellente. Oltrepassato il Monte Maggiore si abbandona il sentiero GEA che scende a valle, per continuare il percorso sulle cime fino a raggiungere la bellissima Ripa della Luna da dove si gode di una vista eccezionale e più avanti il Monte dei Frati. Poco sotto la cima, sempre ricoperta dalla foresta, si trova una piccola capanna, il Bivacco Paolo Massi, nel quale oltre a poter riposare è possibile lasciare qualche riga su un diario a ricordo dell'esperienza.
Il vero nemico di questa escursione è il tempo, le distanze da un luogo all'altro qui sono notevoli e nel mezzo c'è solo foresta, bisogna far bene i conti. Infatti avendo accumulato un notevole ritardo per raggiungere Bocca Trabaria, la mia escursione è partita in notevole ritardo, l'andata ha occorso cinque ore di cammino o poco più, per il ritorno sono stato costretto a correre impiegando quattro ore circa e per il rotto della cuffia ho evitato di vagare notte tempo attraverso queste "terre selvagge".
Altra raccomandazione importante, portarsi una buona scorta di acqua, sulle creste montuose non ci sono fonti d'acqua!

Una bella sequela di foto dall'escursione....

La partenza, prato nei pressi del Passo di Bocca Trabaria e già sullo sfondo si vedono le cime che dovrò attraversare per raggiungere il Monte dei Frati.
Più a nord si notano il Monte Carpegna e i Sassi di Simone e Simoncello.
Camminando sono subito all'interno di una fitta foresta composta da altissimi faggi.
Un'occhiata sulla strada che scende verso la parte umbra della Val Tiberina.
Il verde predomina in ogni sua tonalità! Molti faggi sono di eccezionale bellezza, purtroppo la forte luce impedisce di apprezzare al meglio le contorte forme della pianta.
Un potente occhio guarda sulla Val Tiberina: Anghiari e la lunga, dritta via che scende giù dal borgo toscano.
Altro sguardo sull'alta Valle del Tevere.
Una vastissima macchia interrompe bruscamente le fitta foresta.
In prossimità del Monte Maggiore, seconda cima dell'Alpe della Luna.
Una strada si arrampica sul ripido versante adriatico dell'Alpe ma tutto il resto è bosco.
Sembra proprio che mi trovi "in to the wild"!
 Uno sguardo verso le creste montuose già oltrepassate.
Lungo il cammino si incontrano suggestive sculture di legno plasmate dagli elementi.
 Uno dei tanti capanni di caccia che si trovano in questa foresta, unico segno di civiltà, danno la sensazione di trovarsi in una terra di frontiera.
 Ennesima occhiata ai verdissimi monti dell'Alpe.
 L'Appennino Umbro-Marchigiano visto dall'Alpe della Luna...
 La Carpegna...
 E il lago artificiale di Montedoglio, lungo il corso del Fiume Tevere.
 Prossimo al Monte dei Frati, mi imbatto in questo maestoso faggio dalla forma strana, sembra una mano che dal terreno cerca di allungarsi verso il cielo magari è perfino riuscito a toccare la luna.
 La stupenda Ripa della Luna.
 Il balzo del frate.
 La Ripa vista da nord e dietro tutto il sistema montuoso dell'Alpe della Luna...uno spettacolo!
 Modesto mucchietto di pietre indica la cima del Monte dei Frati.
 Il grazioso Bivacco Paolo Massi poco al disotto della cima, piccola pausa e poi si ritorna indietro.
 Durante il viaggio di ritorno al Passo di Bocca Trabaria noto questo suggestivo gioco di luci al limitar di un prato.
 Avevo detto che sembrava di trovarsi sulla frontiera... infatti queste montagne sono da secoli un confine, dai tempi del Gran Ducato di Toscana e lo Stato Pontificio a oggi con Marche e Toscana.
 Altro cippo confinario.
 In una località chiamata Passo delle Vacche chi ti incontro!?!
 Prossimo all'arrivo a Bocca Trabaria, ammiro i raggi del sole allungarsi e poi sparire lungo i pendii di queste montagne.
Finalmente riesco a venire fuori dalla foresta e osservo come in partenza le cime dell'Alpe...è quasi notte.

Guarda il percorso da Bocca Trabaria al Monte dei Frati.