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venerdì 24 aprile 2015

Giro dell'Alta Val Metauro - II° parte - Soggiorno all'Oratorio della Colubraia

Dal tramonto all'alba

Raggiungo l'Oratorio della Colubraia intorno alle 16:45. Mi giro un po attorno. Nei punti d'ombra la neve caduta il giorno prima è ancora presente anche se si sta sciogliendo velocemente. L'ingresso del bivacco è posto ad est, sul lato ombreggiato, il tetto da questa parte è adornato da lunghi bromboli di ghiaccio mentre a terra noto le tracce sulla neve dell'unico visitatore della giornata se si esclude il sottoscritto.
 Verso meridione invece guarda l'ingresso dell'oratorio. Nell'edificio sacro viene officiata la messa poche volte all'anno, durante gli altri giorni resta chiusa al pubblico. All'interno si trovano affreschi di recente fattura.
 Sul campanile scovo la data 1984, probabilmente è l'anno dei lavori di rifacimento dell'oratorio.
Il rifugio non rispecchia certo i canoni del bivacco ideale. Il luogo è periodicamente soggetto ad atti di vandalismo. L'interno è caratterizzato da un camino con la cappa rotta, un grande tavolo di cemento che pare un'altare, una panca, tre sedie di ferro e tanti rifiuti sparsi un po ovunque. Sulle pareti campeggiano scritte di ogni tipo ma la cosa più preoccupante sono le tre finestre e la porta: non hanno infissi ma solo inferiate. La serata si preannunciava fresca ed arieggiata. Però in questo sfacelo trovo molta legna asciutta, abbastanza per passare la sera tranquillo.
Resto un attimo in stand-by. Penso se mi conviene restare li o rimettermi in marcia e tornare al bivacco di Serra Battiroli. Passano alcuni minuti, alla fine un po per stanchezza un po per spirito di avventura decido di restare qui. 
 Certo non rimango con le mani in mano, la priorità dopo aver acceso il fuoco era quella di ostruire porta e finestre prima del sopraggiungere della notte. Cerco attorno all'edificio, tra i rifiuti e gli oggetti abbandonati. Alla fine mi arrangio bene: una finestra la chiudo con la stuoia di una seggiola ed il tappetino di un'auto, per un'altra uso del telo di nailon, l'ultima invece la ostruisco adoperando del cartone. Tutti questi oggetti li ho poi ancorati alle pareti utilizzando le stecche di un ombrello rotto. E la porta? Per questa avrei usato un po delle mie cose come l'impermeabile, i vestisti sporchi ma anche una pietra, del cartone e due seggiole allo scopo di puntellare il tutto. Questo lavoro però lo avrei fatto la sera, nel momento in cui mi sarei dovuto sigillare all'interno del bivacco per trascorrervi la notte.
Dopo tutto questo lavoro era necessario un po di riposo, mi siedo davanti al fuoco e faccio merenda abbrustolendo una salsiccia secca al fuoco.
 Prima del tramonto salgo sulla collinetta antistante l'oratorio per assistere al calar del sole. Lassù vengo preso da un attimo di malinconia, una sensazione frequente durante questa fase della giornata. Forse è a causa del crepuscolo imminente che mi ricorda la precarietà di tutte le cose, forse è perchè averi voluto condividere con qualcuno questi momenti unici.
 Il panorama anche da qui è eccezionale. I Sassi di Simone e Simoncello si vedono alla perfezione come del resto il Monte Carpegna alle loro spalle.
 Gli ultimi raggi di sole illuminano questo promontorio che guarda verso l'Alpe della Luna già completamente adombrato.
 Il sole inizia a scendere a ovest dell'Alpe.
 Attendo fino alla fine il tramonto, quando le ombre della notte si sono allungate su tutta la terra un'aria gelida e pungente inizia a permeare tutte le cose e mi costringe a rientrare nel rifugio.
Serro la porta e la otturo per benino, dopo aver attizzato il fuoco inizio a preparare la cena. Stuoino e sacchi a pelo sono già pronti che mi aspettano. Prima però mi faccio del brodino col dado, una vera schifezza ma per fame lo mangio tutto, poi tocca ad una scatoletta di tonno, seguono salsicce e formaggio ripassati al fuoco ed in fine concludo con un'arancia ed un tocchetto di cioccolata. Sono satollo e caldo, è il momento ideale per mettersi a dormire.
Entro nei sacchi vestito, tengo addosso anche il giubbotto, tutto sommato sono avvolto da un buon tepore. Il sonno prende il sopravvento su di me quasi subito ma già quando il fuoco non si era estinto mi ero svegliato più di una volta. La notte non prometteva nulla di buono. Fuori dalla mia tana il vento si stava alzando e comincia a spifferare all'interno, nonostante ciò gli "infissi" tenevano bene.
Proprio in questo istante mi capita qualcosa che per altri, sono sicuro, sarebbe stato terrorizzante:
Ero supino all'interno dei sacchi a pelo, quando sento un tocco leggero ma deciso sul mio ginocchio destro. Credo che qualcosa con il vento sia saltato dalla finestra e finito addosso a me. Faccio per alzarmi e vedere che cosa era ma non riesco a muovermi, tento e ritento ma niente, sono incollato al pavimento. Non riesco ad emettere neppure alcun suono con la bocca. A questo punto capisco cosa sta succedendo e senza tanti problemi mi rimetto a dormire.
Voi direte... ma che sei posseduto?
No, nulla di paranormale, non si tratta di presenze demoniache, spiriti inquieti o gnomi dispettosi ma di un disturbo del sonno chiamato semplicemente paralisi nel sonno. Lo strano fenomeno consiste nel risveglio dal sono solo del cervello e degl'occhi mentre il resto del corpo rimane immobile in fase rem, il tutto è spesso accompagnato da allucinazioni. Un inconvenevole a dir poco angosciante. Molto raramente ne sono colpito e lo so affrontare ma se fosse stata la prima volta sarei rimasto pietrificato dalla paura tutta la notte.
Comunque sia non vedo l'ora che faccia giorno. Appena vedo una fioca luce dai buchi delle finestre mi alzo e controllo l'orologio, sono le 6:00. Inizio a rassettarmi, accendo il fuoco con l'ultima legna e preparo la colazione con un po di the verde.
Nel frattempo scosto un cartone dalla finestra e con mia grande sorpresa fuori vedo tutto ricoperto di neve. Sono meravigliato, chi si immaginava di vedere la neve ai primi di aprile. Appena finito di mangiare esco fuori.
L'aria è gelida e pungente quando vedo i primi tenui raggi del sole farsi largo tra le nuvole.
Torno sul cucuzzolo sopra l'oratorio per osservare meglio il panorama. L'umore un po malinconico della sera prima è un ricordo lontano, ora provo quelle sensazioni di strana euforia e di libertà che solo un'esperienza simile ti può dare.
L'alpe della Luna è completamente avvolto dalle nubi, sulle cime imperversano le nevicate.
Il freddo mi costringe a rientrare. Fuori il sole continua a dar spettacolo.
Mi occorre un'ora per riordinare tutte le mie cose, quando sono pronto a partire sono le 7:50. Prima di rimettermi in marcia, faccio un giro di perlustrazione attorno all'oratorio e poi mi fermo ad osservare il mio rifugio. Per una notte è stata la mia casa.
E' tempo di scendere a valle e di raggiungere Mercatello sul Metauro.

Guarda il percorso dell' escursione sulla MAPPA.

Vedi anche
GIRO DELL'ALTA VAL METAURO - I° PARTE
GIRO DELL'ALTA VAL METAURO - III° PARTE

mercoledì 25 marzo 2015

Quattro passi sul Monte Paganuccio per salutare l'inverno

L'inverno appena concluso si è rivelato, almeno per quanto riguarda il territorio pesarese, povero di grandi fenomeni nevosi e tanto meno di gelate, ma piuttosto generoso di venti fortissimi. Le tempeste che si sono verificate, per fortuna, hanno almeno ricoperto i rilievi con un discreto manto nevoso. Magra consolazione dopo diversi anni di cospicue nevicate sulla costa adriatica. Ma come si dice... bisogna fare buon viso a cattivo gioco, e proprio seguendo questo detto mi sono recato nuovamente sui rilievi dell'appennino per gustare un'ultima volta i sapori di quest'inverno.
Purtroppo, come spesso mi accade da un po di tempo a questa parte, i momenti liberi per una bella camminata sono pochi, così mi trovo costretto a districarmi tra impegni e contrattempi vari pur di riuscire a fare quattro passi. Questa scarsità di occasioni mi ha portato ad optare per una meta piuttosto vicina alla mia "tana" e allo stesso tempo ben conosciuta, il Monte Paganuccio, all'interno della Riserva naturale statale della Gola del Furlo. Più che un monte sarebbe corretto definirlo promontorio, infatti il Paganuccio raggiunge solamente i 976 metri di quota ma, nei suoi versanti più freschi, mantiene la vegetazione tipica delle alture appenniniche.
Nonostante la mediocrità del rilievo da me scelto, dopo l'ultima tempesta, lo ritrovo ricoperto da un discreto strato di neve ben visibile anche a chilometri di distanza. Le basse temperature dei giorni successivi hanno poi limitato lo scioglimento del manto nevoso, dandomi la possibilità di programmare una bella camminata per la domenica che sarebbe venuta. Guarda caso proprio quella domenica le temperature hanno iniziato a salire e dalla mattina al pomeriggio il manto nevoso si era drasticamente ridotto. Quando ho potuto raggiungere il Paganuccio la neve, fortunatamente, era ancora presente in diversi punti della montagna e così sono riuscito ad assaporare per un'ultima volta le atmosfere dell'inverno.

Per motivi di tempo non inizio l'escursione ai piedi della montagna, come sarebbe più bello fare, ma raggiungo in auto la località di Case Sant'Ubaldo. Un grumo di casupole e stalle poste sulla cima di un colle a 695m s.l.m., in direzione nord nord-ovest rispetto al Monte Paganuccio. Nel medievo, su questo stesso colle, i monaci della vicina Abbazia di San Vincenzo al Furlo eressero delle fortificazioni allo scopo di controllare la gola e i suoi passi.
Finalmente a piedi. Inizio la mia passeggiata imboccando la strada che punta dritto verso la parte alta del Paganuccio. Poco più avanti, al primo bivio, svolterò a sinistra mantenendomi sempre su quella stradicciola di ghiaia.
Dopo non molto sono a Ca i Fabbri.
Gironzolo un po e finisco per scovare questo stagno. Inizio anche a vedere i primi residui di neve.
Poco oltre Ca i Fabbri, un sentiero sulla destra inizia a salire attraverso i boschi che si trovano alle spalle della casa. Si tratta del sentiero segnalato 451 che mi condurrà sulla cima del Paganuccio.
Man mano che salgo, ovviamente, inizio a trovare sempre più neve.
Lungo il percorso, al culmine di alcuni avvallamenti del terreno, scovo questa buca. Conoscevo già l'antro da precedenti escursioni ma questa è la prima volta che lo documento. E la domanda come sempre sorge spontanea, cosa sarà mai... un semplice buco nel terreno o la porta d'accesso per un complesso di grotte?
Mentre fantastico sul buco e i suoi misteri, mi ritrovo su un pianoro ai piedi della cima, circondato da alti faggi.
Il sole penetra tra i rami. Ormai sono prossimo alla sommità ed ai pascoli del Paganuccio.
Prima di uscire dal bosco noto alcuni bucaneve ancora chiusi... il preludio della primavera.
In cima al Monte Paganuccio.
Il sole purtroppo ha sciolto gran parte della neve che ricopriva le praterie sommitali.
Albero e nevischio.
Sguardo sulle praterie in direzione sud.
Il panorama verso l'Appennino Umbro-Marchigiano. Da sud a nord è possibile riconoscere: il Monte Strega, il Monte Cucco, il Massiccio del Catria ed il Monte Petrano.
 Cammino in direzione sud, verso l'avvallamento chiamato Passo del Lupo caratterizzato dalla presenza di una pineta di rimboschimento. Oltre si trova il promontorio detto La Pianaccia con le sue antenne.
 Appena raggiungo il boschetto svolto a destra, su un sentiero che passa in mezzo ai pini. Inizia il ritorno verso Case Sant'Ubaldo.
 Oltre il bosco costeggio nuovamente la prateria delimitata da un vetusto reticolato.
 I declivi occidentali del Paganuccio.
 Scendendo, il sentiero si inabissa nuovamente all'interno del bosco mentre il sole, che cala all'orizzonte, effonde tenui colori.
 Fuori dal bosco, eccomi nuovamente in vista di Case Sant'Ubaldo.
 Uno sguardo d'insieme ai prati di Sant'Ubaldo. Davanti, verso nord si scorgono la Cresta del Ferro e oltre il Monte Pietralata.
 Ormai è il tramonto.
Rimango a guardare fino alla fine il sole che scende all'orizzonte, il cielo è sereno e l'aria d'un tratto si è fatta gelida. Ma comunque resto, tengo duro finché posso perchè voglio assaporare tutta la poesia che è racchiusa in una giornata di fine inverno.

Guarda il percorso di questa escursione sulla MAPPA.

mercoledì 28 maggio 2014

Tornando a casa dopo una dura giornata di lavoro


In questi giorni sono piuttosto oberato di lavoro e la sera, quando finalmente posso rilassarmi a casa, rimango inebetito sul divano in attesa di perdere conoscenza per risvegliarmi il giorno seguente. Un vero peccato perchè, nel frattempo, qualche passeggiata qua e la sono riuscito a farla. Aspetto l'ispirazione e soprattutto il momento propizio per pubblicare le foto delle mie uscite.
Nel frattempo posto questa foto... il tramonto visto da un vecchio casolare nelle immediate vicinanze del mio paese, scattata mentre sto tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro.

sabato 22 febbraio 2014

A passo lento sul Monte Petrano cercando qualcosa di bello

L'inverno è ormai giunto nella sua fase finale e, purtroppo, non ha lasciato alcun segno dietro di se... Il gelo e la neve, paiono sfocati ricordi dei tempi andati. Questa anomala stagione non mi lascia indifferente anzi, senza la possibilità di effettuare una passeggiata al freddo, immerso nelle varie sfumature di bianco, mi sentirei menomato nello spirito, privato di quella gioia infantile che è intrinseca alla neve. Allora mi sono detto: Se la montagna non va da Maometto, è Maometto che va alla montagna! e fatto mio il proverbio, ho colto al volo la prima occasione possibile per dirigermi verso le alture dell'Appennino con l'intenzione di fare una tranquilla passeggiata, lontano dalle auto ma soprattutto capace di soddisfare il mio immaginario d'inverno. 
Il Monte Petrano si è prestato in modo egregio a queste mie esigenze. 
La montagna sorge a ridosso della cittadina di Cagli (PU), incastonata tra il Massiccio del Catria e il complesso del Monte Nerone, rispetto ai quali è ben poca cosa, vista da est ha una strana forma trapezoidale, causata dal pianoro che ne occupa la sommità. Ad essere sincero, il Monte Petrano non mi è mai piaciuto proprio a causa del suo altopiano sommitale, ventoso e privo di ripari naturali, costellato da edifici alcuni dei quali fatiscenti e fin troppo affollato dai più disparati generi umani. L'unico motivo che mi ha fatto optare per questa modesta cima di 1162 metri di quota, è quello della strada: comoda, asfaltata e soprattutto chiusa al traffico per via di alcuni smottamenti autunnali. 
Ma sincerità per sincerità, durante la passeggiata ho dovuto cambiare opinione, constatando che il mio giudizio negativo era frutto della superficialità; anche sul Monte Petrano è possibile trovare qualcosa di bello!
Le foto sono qui a dimostrarlo...

Una tranquilla domenica pomeriggio, pronto per la classica passeggiata del dopo pranzo, raggiungo le pendici del Monte Petrano attraverso la strada che sale da Cagli. A metà della salita m'imbatto in un numero imprecisato di transenne, è ora di lasciare la macchina e di mettersi in marcia.
La frana che ha fatto chiudere la strada per così tanto tempo si è rivelata piuttosto effimera ed io, tranquillamente, passeggio lungo la via osservando l'ombra della montagna allungarsi sul panorama circostante.
Al primo di una lunga serie di tornanti abbandono la strada e inizio a salire le pendici della montagna attraverso i prati. Il paesaggio in questo punto mi lascia piacevolmente sorpreso, non riesco a distogliere lo sguardo da un sentiero che si perde fra gli alberi, sormontato dai picchi innevati del Monte Nerone.
In piena arrampicata con le gambe pesanti ed il fiato corto... insomma, sono completamente fuori allenamento! ma la vista sul versante meridionale del Monte Nerone è veramente appagante.
Il panorama in direzione est, fino alla Gola del Furlo: l'ombelico della provincia di Pesaro-Urbino.
Mentre sotto di me ecco far capolino la città di Cagli.
Prossimo alla parte alta del Monte Petrano scorgo le prime chiazze di neve. All'orizzonte sempre il Monte Nerone, osservandolo bene mi accorgo di un minuscolo villaggio appeso alle sue pendici.
Si tratta di Via Strata, è la prima volta che riesco a vedere questo piccolo ammasso di case, fino ad ora sapevo della sua esistenza solo grazie un cartello stradale posto lungo la via a valle.
Raggiunti i primi spazi innevati, sono incuriosito da questi bromboli in piena formazione, goccia dopo goccia ammiro l'evolversi della materia solida fino ad avere l'impressione che il ghiaccio in certe condizioni abbia proprietà plastiche.
Il sole come lo si vede solo d'inverno mentre fonde il manto nevoso.
Nei punti d'ombra un freddo glaciale inizia ad opprimere ogni cosa.
Salendo, anche la strada è ricoperta dalla neve così, mentre passeggio, inizio a controllare tracce ed impronte ipotizzando e immaginando chi mi ha preceduto lungo il tragitto.
Prossimo al pianoro sommitale do un'occhiata verso nord, ancora il Nerone a sinistra mente a destra sullo sfondo è riconoscibile il Monte Carpegna.
Finalmente raggiungo l'altipiano del Monte Petrano e ovviamente un vento gelido inizia a sfrerzare la mia povera schiena.
La modesta cima della montagna sormontata da una croce e da un grande ripetitore.
Una sbirciatina a sud, in direzione del massiccio del Catria dove posso contemplare in tutta la sua bellezza la cima del Monte Acuto. Nello stesso momento in cui scruto le montagne prospicienti, sono piuttosto disgustato dal numero e soprattutto dallo stato in cui si trovano molti degli edifici che costellano il Monte Petrano.
Il freddo vento e l'ora tarda mi spingono a valle; le ombre si allungano sempre più mentre ammiro questo grande faggio solitario.
Un'ennesima occhiata all'Acuto, questa volta con un atmosfera più naturale.
Inizio una rapida discesa fino a raggiungere il primo tornante a valle dove mi accorgo che il tramonto è ormai imminente. Gli ultimi raggi del sole tagliano in due gli alberi, proiettandosi per chilometri verso est.
Decido di sedermi sull'erba e assistere a questo evento spettacolare che ormai poche persone sono capaci di capire ed apprezzare veramente.
I colori si fanno più intensi mentre il sole scende inesorabile ed io scruto l'orizzonte per vedere l'ultimo raggio infrangersi all'orizzonte.
L'ultimo istante della giornata.

Guarda la mappa della mia passeggiata sul Monte Petrano.