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mercoledì 4 maggio 2016

Fontecorniale... un covo di partigiani

La mattina del 25 aprile appena trascorso, di buonora, mi sono recato a fare quattro passi nel borgo di Fontecorniale, comune di Montefelcino (PU). Già in passato sono stato di questo paesello di collina, in particolare per parlarvi degli affreschi nella chiesetta di San Michele Arcangelo. Stavolta sono tornato a Fontecorniale proprio nel giorno della liberazione, per ricordare alcuni sanguinosi avvenimenti accaduti qui nel corso della seconda guerra mondiale.

Durante l'occupazione nazista, poco prima che i tedeschi si trincerassero nella Linea Gotica, la Valle del Metauro, sulla quale il borgo di Fontecorniale si affaccia, era zona di scontro. Nell'estate del 1944 gli alleati salivano piuttosto rapidamente verso il nord della penisola mentre le forze partigiane come la Brigata Garibaldi Bruno Lugli, la V° Brigata Garibaldi Pesaro, il GAP combattevano i tedeschi nei territori ancora occupati. 
A metà luglio le forze della Brigata Lugli si stavano radunando a Fontecorniale e sul sovrastante Monte San Bartolo assieme ad altri gruppi partigiani. Il 26 dello stesso mese 50 soldati tedeschi giungono in paese per fiaccare questa sacca di resistenza. I nazisti entrati a Fontecorniale prendono in ostaggio 20 abitanti, uccidendo due civili, Domenico Brunetti e Guerrino Becci per poi utilizzarli come esca. I partigiani intervengono liberando gli ostaggi e mettendo in fuga i tedeschi. Nell'azione,il partigiano Giordano Borgini, di soli 22 anni, perderà la vita. Alle 16:00 circa avviene il contrattacco tedesco che, con mezzi semicingolati, mettono in grave difficoltà la Brigata Lugli fino a farla ripiegare e riprendono il controllo del paese. Per rappresaglia vengono bruciate alcune abitazioni di Fontecorniale. Nel rogo muore Elisa Fazi in Marcucci; la donna, paralitica, non poté essere soccorsa da nessuno per ordine dell'ufficiale tedesco che comandava la spedizione.

La piccola comunità di Fontecorniale, è rimasta profondamente segnata da questi eventi e con numerose lapidi e monumenti ha voluto ricordare quei giorni bui. Nei decenni seguenti gli abitanti ne hanno anche giovato, ospitando i raduni dei partigiani che quel 26 luglio 1944 hanno combattuto i tedeschi proprio quassù. Ora però, dopo più di settant'anni, le adunate di partigiani sono solo un lontano ricordo ed il borgo appollaiato sul suo promontorio muore lentamente assieme ai sui ultimi abitatori.

 
Mattina del 25 aprile, raggiungo il borgo di Fontecorniale alle 8:30; ha appena smesso di piovere ed il clima piuttosto che primaverile è invernale. Lascio l'auto fuori dal borgo e raggiungo il centro a piedi.
Nel piazzale antistante la chiesa del paese trovo il primo piccolo monumento che commemora i patimenti della guerra. Si tratta di una colonna con in cima una rappresentazione di Santa Barbara.
Sotto la statua vi è incisa una preghiera:
VERGINE INVITTA
COME CI SALVASTI
AL PASSAGGIO DEL FRONTE
SALVA I NOSTRI CAMPI
DALLE TEMPESTE
E LE ANIME NOSTRE 
DALLE PENE ETERNE
Mentre alla base delle colonna è scritto:
A
S.BARBARA V. E M.
PARROCCHIANI E SFOLLATI
PRODIGIOSAMENTE PROTETTI
DAL MICIDIALE CANNONE
NELL'AGOSTO 1944
GRATI E RICONOSCENTI 
DEDICANO
24 AGOSTO 1946
Oltre la piazza si trova il Parco della Rimembranza. In occasione del giorno di festa c'è anche il custode intento a ripulire e rassettare.
Il parco è zeppo di monumenti ai caduti. Il primo è un masso di pietra con affisse due lapidi.
Una di queste recita retorico:
SINO AL SACRIFICIO
DELLA VITA
PER LA PATRIA
E NELLA RESISTENZA
CHE SIGNIFICANO
GIUSTIZIA PACE E 
LIBERTA'
25 APRILE 1975
L'altra lapide ricorda Brunetti Domenico, il civile ucciso dai tedeschi quel 26 luglio del 1944.
Il monumento principale del parco... la grande statua di bronzo raffigurante un combattente, dedicata alle tre brigate partigiane che combatterono su questi colli, la Bruno Lugli, la V°Pesaro, la GAP e a quanti ovunque combatterono. La statua è stata posizionata qui nel 2014 prima, si trovava sul Monte San Bartolo, il colle che sovrasta Fontecorniale, all'ombra di un grande ripetitore televisivo.
Tutto sommato è meglio averla in paese difronte ai bidoni della spazzatura.
Ultimo monumento del parco... un'altra pietra con lapide che riporta i nomi di tutti i caduti di Fontecorniale.
Dietro il parco si entra nel cuore del borgo, la rocca: in gran parte distrutta durante l'ultima guerra ora patisce una lenta agonia per il progressivo abbandono.
Anche qui scovo una lapide la quale sta a ricordare la casa natale di Don Ugo Bonazzoli, cappellano militare disperso in Russia nel 1943.
Lascio Fontecorniale e salgo sul Monte San Bartolo. Come probabilmente accadeva settant'anni le pecore sono al pascolo vegliate dal cane pastore.
Dal San Bartolo la vista sul paese è eccellente, forse quel 26 luglio 1944 i partigiani osservavano le manovre delle truppe tedesche proprio da qui.
Nonostante il cielo grigio la vista sul territorio circostante è eccellente. Nella foto è ben distinguibile la sagoma del Monte Carpegna.
La cima del San Bartolo con il grande ripetitore, ai sui piedi è possibile vedere il basamento sul quale poggiava la statua del combattente fino al 2014.
Mi dirigo nei pressi del ripetitore, poco oltre, tra la boscaglia, individuo un sentiero ben custodito che conduce ad un piccolo cippo.
Chissà per quale motivo il monumento fu posto in un logo così impervio e nascosto. Le incisioni ricordano le vittime di quel tragico luglio '44, in cui i tedeschi giunsero a Fontecorniale. Mi accorgo però che la rappresaglia nazista è anticipata di un giorno, il 25 luglio... banale errore dell'incisore o forzoso richiamo al 25 aprile?
Esco dalla boscaglia per farmi un piccolo giretto tra i numerosi sentieri che percorrono la collina.
Mentre passeggio cerco di immaginare questi luoghi più di settantanni fa, quando il San Bartolo era pullulava di partigiani.
Ma certo non distolgo lo sguardo dalle cose belle della natura.
Tra macchie di bosco e radure isolate...
... giungo a questo piccolo casino di caccia nascosto da grandi querce.
Mentre osservo il rifugio non posso fare a meno di chiedermi se questo, durante la guerra, non sia stato un covo di partigiani.

Guarda dove si trova Fontecorniale.

lunedì 16 giugno 2014

Il Monte San Bartolo tra vecchi e nuovi tracciati

Durante ques'ultimo inverno sono venuto a sapere che alle pendici del Monte San Bartolo, colle omonimo a quello del parco regionale tra Pesaro e Gabicce, il comune di Monteciccardo (PU) ha creato un interessante circuito escursionistico. Si tratta di quattro nuovi tracciati che si snodano tra boscosi colli, verdi pascoli e incantevoli campagne. Precedentemente, sul San Bartolo, anche l'ormai estinta Comunità Montana del Metauro fece transitare un percorso escursionistico ma di quel tracciato restano solamente dei malinconici cartelli disseminati qua e la.
La zona, ad eccezione della cima del Monte San Bartolo e di quella del suo gemello Monte della Croce, occupate da selve di ripetitori, è veramente incantevole e va assolutamente valorizzata e fatta conoscere. Di tanto in tanto, facendo riferimento al vecchio sentiero, ho esplorato le pendici di questo colle e ne sono rimasto sempre più affascinato dalla sua bellezza. Ma il problema era quello di finire involontariamente in qualche proprietà privata e magari incontrare indigeni poco amichevoli. Ora, invece, con i nuovi tracciati, posso esplorare questo monticello in tutta tranquillità e scoprire incantevoli angoli nascosti.

Da molto tempo avevo in mente un' escursione che dal San Bartolo, attraverso alcune stradicciole, mi conducesse fino alla valle del Torrente Arzilla, sulle pendici settentrionali del monte. Vedere ora questa "mia" escursione come uno degl'itinerari proposti, mi ha fatto molto felice. Inutile anche dire che non appena ho trovato la giornata giusta per farlo mi sono catapultato sul monte San Bartolo munito di scarponi e bastone d'ordinanza. Di questa bella camminata, oltre ai miei ricordi, rimangono queste numerose foto... mi dispiaceva scemare ulteriormente le immagini e perciò ho deciso di lasciarle in modo che anche il lettore possa immedesimarsi meglio nelle sensazioni provate dal camminatore.

La partenza. Lo strano incrocio a x-bislunga in prossimità della cima del Monte San Bartolo, lungo quello che era il tracciato del vecchio Trekking del Metauro. Da qui inizio a camminare attraverso la stradicciola a destra.
Procedo con piacere lungo la via ombreggiata dagl'alberi del bosco circostante.
Cartello un po attempato ma sempre valido inchiodato ad un albero.
I campi di grano che ondeggiano sul Monte Albrullo.
Una grande quercia si staglia sul panorama che raggiunge il Mare Adriatico.
Prendo un sentiero secondario per salire in cima al Monte Albrullo.
Il grande ripetitore che indica la cima del San Bartolo (555m s.l.m.) e sotto le numerosissime stradine che si intersecano.
Lumaca appesa ad uno stelo d'erba.
In questo prato incolto scorgo alcuni bellissimi fiori che sembrano fatti di carta stropicciata molto apprezzati da farfalle ed altri insetti.
Il panorama verso ovest, l'appennino.
Altri fiori stupendi.
Faccio praticamente il giro del Monte Albrullo e dopodiché inizio a scendere in direzione nord-est. Sullo sfondo, oltre al mare si trovano il Monte Santa Maria e dietro Monteciccardo.
Un tratto pianeggiante tra campi di grano e pascoli.
Continuo a scendere camminando su un sentiero stretto dalla boscaglia e da bellissime ginestre in fiore.
Fuori dal bosco, circondato da campi di grano volgo lo sguardo dietro di me.
Proseguo e alla mia sinistra vedo nuovamente Monte Santa Maria e il suo piccolo castello sulla cima.
Alla mia destra invece noto un casolare in rovina posto sulla cima di un colle, si tratta di Monte Bianchi detto anche Il Giardino. Raggiungerò quei ruderi durante la salita che mi riporterà sul Monte San Bartolo.
Ma nel frattempo arrivo a questo casolare rosa appena ristrutturato.
Scendo dietro la casa e continuo il cammino in mezzo a enormi campi di grano... le luminose tonalità di verde che si vedono in lontananza sono una vera gioia per gli occhi.
Sosto all'ombra per ammirare le colline rivestite di boschi degradare verso valle.
Una staccionata sta ad indicarmi che il fondovalle è ormai prossimo.
L'azienda agricola dei fratelli Manca, con ogni probabilità i campi che ho appena attraversato sono loro.
Dall'altra parte del fosso, un agricoltore con il suo trattore imballa il fieno.
Raggiungo i capanni della fattoria e finalmente trovo le pecore; la zona del San Bartolo è vocata all'allevamento ovino e alla produzione di ottimo formaggio pecorino.
All'azienda non trovo nessuno, proseguo fino a raggiungere il fondovalle e quindi il Torrente Arzilla. Lungo la strada mi imbatto in questo cartello illustrativo con l'itinerario dell'escursione che sto facendo; c'è da dire però che per tutto il tragitto non c'è alcuna segnalazione.
Sempre camminando sul fondovalle, accanto al Torrente Arzilla, raggiungo le case di località Petricci.
Svolto a destra in questo ponte, un altro cartello segnala un itinerario adiacente a quello che sto percorrendo.
Dopo il ponte salgo a destra su una polverosa strada e oltrepassata la fattoria Nobili il percorso si appiana.
Quando la strada si fa comoda diventa facile sbagliarsi, l'istinto porta il viandante a prendere la via meno faticosa, anche se non è quella giusta... ed è proprio quello che ho fatto anch'io. Camminando lungo il sentiero, piacevolmente pianeggiante, mi sono rilassato fin troppo dando poca considerazione ad una viuzza che saliva sulla destra. Solo quando ho raggiunto alcuni ruderi mi sono resoconto dell'errore.
Curioso, ficco la testa dentro una finestra di un caseggiato ancora in piedi e scopro queste scritte. Appena le ho viste ho pensato all'amico Leo, alla sua passione per le vecchie iscrizioni, certo queste non parlano di misure antiche o di vecchi lavori che non esistono più ma allo stesso modo testimoniano un mondo ormai lontano.
Torno indietro e trovata la via giusta inizio una lunga salita.
I fiori sono innumerevoli ma su tutti dominano quelli gialli della ginestra.
Il cielo si incupisce, nel frattempo scruto il panorama in direzione del mare.
Nuovamente in vista del Monte San Bartolo.
Verso sud-est fanno capolino il paese di Mombaroccio, il colle del Beato Sante con il suo campanile ed il Monte della Mattera con i suoi ripetitori.
Fiori di sulla tappezzano i bordi della strada.
Ed eccomi finalmente ai ruderi di Monte Bianchi.
Il bosco è ormai vicino.
L'ennesimo rudere costeggia la via. Devo affermare che il numero di casolari diroccati che si trovano lungo le pendici del Monte San Bartolo è veramente impressionante, se si mettessero assieme si creerebbe un paese fantasma.
Prossimo ormai alla fine del bosco, sono nuovamente nelle vicinanze del Monte Albrullo, non mi rimane che affrontare l'ultimo tratto e tornarmene soddisfatto e sereno a casa.

Guarda il percorso sulla mappa.